McLaren M6GT, il pioneristico avvio di una grandiosa avventura



Per quasi tutti l’avventura stradale della McLaren comincia nel 1993 con la meravigliosa F1, invece in pochi sanno che già nel 1969 Bruce McLaren aveva pensato di portare sulle strade di tutti i giorni le sue imbattibili vetture da corsa.


La vettura, denominata M6GT, viene costruita solo in due esemplari. Due prototipi, di cui uno finito in un museo in Nuova Zelanda mentre l’altro ha trovato casa negli Stati Uniti. I due modelli rappresentano una vera e propria espressione di potenza allo stato puro in virtù di una linea aggressiva e di un muscoloso motore Chevrolet V8 da quasi 5 litri, accoppiato ad una trasmissione Hewland a cinque rapporti.


Una vettura da grandi aspettative


Il progetto della M6GT stradale viene seguito direttamente dallo stesso McLaren e da Gordon Coppuck, futuro papà della M23 iridata negli anni ’70 con Emerson Fittipaldi e James Hunt, che ne curarono tutti gli aspetti tecnici. Tuttavia, l’idea iniziale di Bruce McLaren non era quella di costruire propriamente una biposto stradale, bensì di dare vita ad un’auto in grado di competere nelle grandi gare di durata dell’epoca.



La McLaren M6A aveva dominato nel 1967 il Campionato CAN-AM e Bruce McLaren, deus ex machina del marchio, maturò l’intenzione di creare un modello con carrozzeria Coupé per le gare di durata, da questa idea nasce quindi l’M6 GT.


Purtroppo, a causa di un cambiamento delle normative FIA, si rendeva necessaria, per la partecipazione con Ferrari, Porsche e Alfa Romeo nel prestigioso Gruppo 4, la costruzione di almeno 50 esemplari stradali e il progetto divenne troppo ambizioso, costoso e difficile da mettere in pratica, tanto che McLaren decise di abbandonarlo, ma non prima che alcuni prototipi fossero prodotti da McLaren e Trojan-Tauranac, esemplari sarebbero stati successivamente convertiti per essere omologati su strada.


Uno di essi sarebbe tra l’altro diventato il veicolo personale di Bruce McLaren.


Sebbene non fosse destinata a dominare i circuiti del mondo, la M6GT sarebbe comunque potuta essere più veloce di qualsiasi altro mezzo con una targa davanti.


Omologata per la strada, ma basata essenzialmente su un prototipo di auto da corsa, la M6 GT aveva interni angusti e nessuna vera parvenza di usabilità o praticità.



Il primo modello, completato alla McLaren Racing e punzonato con telaio BMR6GT-1, fu equipaggiato con un motore Chevrolet LT1 da 370 Cv per un peso a secco di circa 725 Kg.


Alcuni test probatori dimostrarono che la M6GT era in grado di superare agevolmente le 165 miglia orarie (265 km/h) e di scattare da 0 a 100 miglia (160 km/h) in meno di 8 secondi. Inoltre, data l'altezza ridotta a 104 centimetri era praticamente impossibile da scorgere da un abitacolo di un’automobile qualsiasi, ma sapeva farsi riconoscere a distanza grazie al portentoso suono del suo scarico.


Spirito racing


All’interno, l'abitacolo non concedeva il benché minimo comfort: guida distesa, visibilità discreta solo anteriormente, temperatura interna che dopo pochi minuti pare di essere all'interno di una sauna durante la stagione estiva, assetto tutt’altro che confortevole e, anche a bassa velocità, il suono del propulsore risultava insostenibile.


Grazie ad un peso di soli 800 chilogrammi, dato in gran parte da un corpo vettura molto leggero in funzione di elementi come la carrozzeria in fibra di vetro, la M6GT era velocissima e scattante.


Oltre a questo, non c’era il minimo spazio per i bagagli e nemmeno per la ruota di scorta, trattandosi a tutti gli effetti di una vettura da corsa adattata all’uso stradale.



Una vera e propria prova della M6GT venne effettuata dal giornalista britannico John Rettie, il quale testò l’esemplare realizzato dalla Trojan per la rivista Motor nel mese di novembre del 1975.


Rettie spiegò quanto fosse angusto l’abitacolo e ravvicinati gli spazi.


Un piccolo spostamento del piede destro portava il passeggero a premere per errore il pedale della frizione ma, nonostante tutto, le prestazioni erano assolutamente incredibili e, a dispetto dei grossi pneumatici da 18 pollici, della rigidezza tipica di una vettura da corsa, il comfort di marcia si rivelò comunque buono anche alle basse velocità.


Un progetto incompiuto


La vettura avrebbe sicuramente potuto dare di più di quanto effettivamente è stato, almeno secondo i progetti del suo ideatore che ne aveva intuito le potenzialità.

Nonostante fosse tutt’altro che una Gran Turismo per tutti i giorni, il prototipo della M6GT stradale fu equipaggiato con la sua targa stradale OBH 500H e divenne l’auto personale del capo, ovvero Bruce McLaren.


Tale progetto è il testamento di Bruce McLaren e della sua filosofia di concepire un’automobile estrema ma che fosse anche stradale. Infatti, dopo la sua tragica scomparsa la M6GT non ebbe più alcun seguito, fatta eccezione per un altro paio di esemplari, semi-repliche, prodotti dalla Trojan, azienda inglese storico partner di McLaren nella produzione dei modelli Can-Am.


Purtroppo, il progetto di costruire 250 auto di serie è naufragato anzitempo, e solo venticinque anni dopo il sogno di una supercar di Bruce viene finalmente realizzato, questa volta grazie alle intuizioni di Gordon Murray, dal quale nasce la meravigliosa McLaren F1.


SCHEDA DATI


Dimensione e pesi


Lunghezza 4114 mm

Larghezza 1854 mm

Altezza 1041 mm

Carreggiata anteriore 1321 mm

Carreggiata posteriore 1321 mm

Passo 2375 mm

Peso a vuoto 800 kg

Serbatoio da 140 litri


Motore


Cilindrata 5733 cm³

Tipo Chevrolet LT1, 90° V8 longitudinale

Alesaggio e Corsa 101.60 x 88.40 mm

Rapporto di compressione 11


Meccanica


Potenza 370 CV/276 kW a 5800 giri/minuto

Coppia 502 Nm a 5800 giri/mi

cambio manuale a cinque marce


Carrozzeria


Coupè

Carrozzeria in fibra di vetro

Sospensioni anteriori molla elicoidale indipendente e bracci ad A fabbricati

Sospensioni posteriori molla elicoidale indipendente, braccio longitudinale e collegamento trasversale

Freni Anteriori dischi autoventilanti

Freni Posteriori dischi autoventilanti


Performance dichiarate


Velocità Massima 266 km/h

Accelerazione 0 a 100 km/h in 4.20 secondi



Andrea Schinoppi