Lamborghini Diablo: il Toro lancia l'erede della favolosa Countach



La sfida più difficile per una Casa automobilistica è quella di riuscire a rispettare sempre le aspettative dei clienti e della critica.


Sfornare autentici capolavori porta al successo e alla fama, ma è altresì vero che quegli stessi capolavori vengono consacrati a tal punto da ricoprire un ruolo monumentale, trasmettendo tutta la propria austerità ai rispettivi successori.


La storia di Lamborghini vanta un modello esemplare, un mito delle quattro ruote che ancora oggi infiamma i cuori degli appassionati, l'inimitabile Countach, prodotta per quasi 20 anni e capace sempre di soddisfare le esigenze dei clienti del Toro, senza mai risultare obsoleta.


A Sant'Agata Bolognese tuttavia, adagiarsi sugli allori non è contemplato ed è chiara la necessità di cominciare a progettare un nuovo modello all'altezza della Countach, capace di mandare in pensione quest'ultima sostituendola in grande stile.


Basandosi su queste premesse, nel 1985 il marchio fondato da Ferruccio comincia a ideare un prototipo che esordirà ufficialmente 5 anni dopo con l'intento di proseguire la produzione di Sant'Agata Bolognese decollata significativamente dopo il lancio della Countach; il nuovo modello viene denominato Lamborghini Diablo.



L'acquisizione della Chrysler


La Diablo prende il nome dal feroce toro allevato dal Duca di Veragua che nel 1869 combatté a Madrid contro il noto torero José Lara Jiménez.


Conosciuto in fase di progettazione con il nome in codice "Progetto 132", il nuovo bolide rappresenta una sfida decisamente ambiziosa per Lamborghini: riuscire a fabbricare un modello in grado di sostituire la mitica Countach non è affatto semplice, soprattutto perché la leggendaria vettura presentata al Salone di Ginevra del 1971 incarna totalmente lo spirito rivoluzionario e innovativo del Toro grazie alla forma della carrozzeria a cuneo, tagliente, aguzza e allo stesso tempo fluida e pulita.


Una filosofia come questa, disegnata dal geniale Marcello Gandini, ha stravolto completamente la concezione automobilistica dal punto di vista estetico.


Nel periodo in cui si pensa a rimpiazzare la Countach, la Chrysler diventa ufficialmente azionista di maggioranza di Automobili Lamborghini.


Il gruppo statunitense vuole subito pubblicizzare l'acquisizione del marchio di Sant'Agata con il lancio di una supercar e la Diablo costituisce un progetto di grande interesse per gli americani.


La voglia di stupire l'industria automobilistica non è l'unico target a cui mirano Lamborghini e Chrysler con la Diablo: in particolar modo, i tecnici del Toro scalpitano per mettere in strada un'auto capace di raggiungere i 320 km/h, un valore elevatissimo per una macchina degli anni '90.


La progettazione della nuova supercar del Toro viene assegnata all'ingegnere Luigi Marmiroli, mentre l'estetica della Diablo, ancora una volta, viene affidata a Marcello Gandini, il quale ripropone il concetto visto sulla Countach, quindi con una carrozzeria a cuneo dalle linee appuntite e aggressive.


Nel definire la forma della Diablo partecipano anche i dirigenti della Chrysler: gli americani non assecondano l'eccessiva aggressività proposta da Gandini, optando quindi per un leggero rimodellamento affidato al Centro Stile Chrysler diretto da Tom Gal.


Nei 5 anni di sviluppo, la Diablo viene testata più volte: già nel 1987 Marmiroli conduce i primi test su strada con la P132 e saranno proprio queste prove a giocare un ruolo decisivo nei progressi della vettura, anche perché Lamborghini potrà contare sulla preziosa e costante collaborazione con il campione di rally Sandro Munari.



L'esordio della Diablo nel 1990


Dopo 60 mesi di duro lavoro, Lamborghini presenta ufficialmente la Diablo a Montecarlo nel gennaio 1990.


La nuova nata di Sant'Agata Bolognese viene subito etichettata come "l'auto più veloce al Mondo", garantendo ai propri clienti una velocità massima di 325 km/h, grazie al V12 ripreso dalla Countach ma portato a 492 CV di potenza, un record per le vetture dell'epoca.


Il richiamo alla Countach è evidente dal punto di vista estetico, ma le forme "addolcite" rispetto alla carrozzeria a cuneo volute dalla Chrysler sono altrettanto palesi.


I primi modelli hanno dei richiami diretti all'antenata, come i cerchi in lega Oz.


Una costante evoluzione


A partire dal 1990, la Diablo conoscerà un lungo processo di migliorie e aggiornamenti, determinato al lancio di numerose evoluzioni, come la Roadster, la VT e la SE30, fino ad arrivare alla la SV e la GT, concludendo con la Mk2 dell'era Audi.


Per ogni versione la vettura vede l'introduzione di diverse novità.


La Diablo Roadster del 1992, oltre al tettuccio apribile, presenta una modifica all'altezza del paraurti anteriori e del cofano motore, riconfigurato nella parte laterale.



La Vt introduce nel panorama delle supercar italiane le 4 ruote motrici, con la possibilità di trasferire il 25% della potenza sull'asse anteriore in caso di perdita di potenza; non a caso Vt sta a indicare proprio "Viscous Traction".


Sempre con la versione VT Lamborghini lancia una Diablo con prese d'aria e cruscotto rivisti, ma le novità radicali riguardano soprattutto i freni potenziati sull'anteriore e le sospensioni a gestione elettronica Koni.


Sempre nel 1993, Lamborghini celebra 30 anni dalla storica fondazione, lanciando sul mercato la Lamborghini Diablo Special Edition 30, caratteristica per il suo aspetto più sportivo determinato dai nuovi paraurti, dal nuovo cofano motore sul quale vengono integrate le prese d'aria e per l'inedito design dell'alettone posteriore; così come sulla Countach ,era il cliente a scegliere se far montare lo spoiler sulle prime Diablo prodotte ( un optional tutt'altro che economico) ma a partire dalla Diablo SE30 l'alettone diventa di serie.



Il tratto sportivo della nuova Diablo viene conferito anche dall'estrema dieta dimagrante voluta da Lamborghini, impiegando per la realizzazione dell'auto leghe leggere in carbonio e rimuovendo strumenti come l'aria condizionata, il sistema stereo e le sospensioni elettroniche introdotte con la Vt.


Perfino i finestrini vengono sostituiti con plexiglass dal peso ridotto.


Un'ulteriore novità riguarda il propulsore, poiché il V12 della Diablo SE 30 raggiunge i 525 CV a 7000 giri/min, ma è con la versione "Jota" che Lamborghini tocca cifre clamorose: grazie all'utilizzo di scarichi liberi impiegati in configurazione da pista, il motore eroga ben 595 CV (questa versione della Diablo non è omologata per la strada).



Nel 1995 Lamborghini introduce la Diablo SV, ossia la versione Sport Veloce, sigla ripresa dalla Miura SV.



La vettura viene spinta da un V12 da 510 CV e monta pneumatici da 18'', una novità rispetto ai consueti 17''.


Sull'anteriore la SV presenta un nuovo paraurti a cui sono integrate le prese d'aria e un nuovo tipo di fendinebbia, mentre sul posteriore la Diablo del 1995 sfoggia un alettone di serie con la possibilità di regolarne la sezione centrale.


Il tettino alloggia ora due prese d'aria "a camino" adibite al raffreddamento del motore.


Il modello è riconoscibile per l'appariscente sigla "SV" messa in risalto sulle fiancate della vettura (se richiesta dal cliente).


Quattro anni dopo la SV, la Casa di Sant'Agata Bolognese introduce il Model Year 1999, una vera e propria rivoluzione per la produzione del Toro.



I modelli SV, VT e Roadster vengono ora equipaggiati con un V12 da 530 CV, pneumatici da 18'' su entrambi gli assi e un cruscotto proposto in una versione completamente nuova.


Viene introdotto anche il sistema ABS Kelsey Hays per migliorare la già ottima efficienza frenante della Diablo, mentre dal punto di vista estetico la novità riguarda i fari anteriori, i quali a partire dal 1999 non sono più "a scomparsa" come quelli visti sulla Countach e sulle Diablo precedenti, venendo sostituiti da una soluzione in configurazione fissa.


Il reparto corse del Toro stava lavorando da tempo a un prototipo denominato "GT1" destinato alle corse di lunga durata, il quale tuttavia non prenderà mai parte a una competizione ufficiale.



La GT1 diventa la base per lo sviluppo di una versione GT della Diablo, presentata ufficialmente nel 1999; l'auto, a trazione posteriore, vanta un 12 cilindri da 5992 cc e 575 CV, grazie al quale la supercar impiega soli 3,9 secondi per raggiungere i 100 km/h, con la possibilità di toccare i 338 km/h di velocità massima.


Eccezion fatta per il tetto in alluminio, la Diablo GT è realizzata interamente in fibra di carbonio.


L'assale anteriore, grazie ai passaruota di dimensioni aumentate muniti di sfogo per l'aria calda, ha subito un allargamento che contribuisce alla maneggevolezza del mezzo.


Aerodinamicamente la nuova Diablo presenta una vistosa presa d'aria collocata sul cofano, ripresa dalla SE "Jota", mentre quella sul tetto sembra riprendere il concetto visto sulla SV, sulla quale le prese sono 2.


Riprogettato completamente anche il sottoscocca, così come la parte anteriore all'altezza del paraurti, dotata ora di un'estesa apertura frontale dalla forma squadrata priva di fendinebbia.


Rispetto alle Diablo lanciate negli anni precedenti, le quali sono dotate di 4 scarichi suddivisi in 2 coppie laterali, la versione GT presenta sul posteriore solo due scarichi posizionati centralmente, una scelta legata all'introduzione dell'estrattore sul fondo della vettura.


La Diablo GT monta un cambio a 5 marce che fornisce la possibilità di regolare i rapporti in parte alle esigenze dei clienti.


L'era Audi


Nei piani di Lamborghini la Diablo GT avrebbe dovuto chiudere la produzione del modello, tanto che a Sant'Agata Bolognese si sta già pensando all'erede.


I progetti del marchio cambiano drasticamente quando la Casa del Toro viene acquisita da Audi: i vertici di Ingolstadt hanno piani differenti e spingono per fabbricare un'ulteriore versione della Diablo, tanto da convincere Lamborghini a sospendere momentaneamente la progettazione della futura sostituta.


Il Terzo Millennio è cominciato da neanche un anno e dagli stabilimenti di Sant'Agata Bolognese viene presentata la Diablo Vt 6.0, un modello decisamente diverso rispetto a quello presentato 10 anni prima, tanto da essere denominato anche come Diablo Mk2.



Dotata di 4 ruote motrici, la nuova Diablo monta un V12 con una cilindrata da 5992 cc, 550 CV di potenza e 620 Nm di coppia massima a 5500 giri/min; presenta inoltre una tecnologia innovativa per l'epoca in cui è stata realizzata, conosciuta con la sigla ENCS, la quale indica un sistema in grado di regolare la geometria degli scarichi.


La grande "bocca" introdotta nella parte frontale della versione GT viene ridotta a 2 prese d'aria laterali, mentre la parte posteriore rimane più fedele al modello Gran Turismo.


Nuova frizione, nuovi cerchi da 18'' e un sistema ABS aggiornato sono ulteriori novità che rendono la DIablo Mk2 una vettura incredibilmente sofisticata ed evoluta.


Gli interni sono caratterizzati da sezioni in fibra di carbonio e sedili in pelle, il tutto per migliorare il comfort dei passeggeri.



Quasi 3000 esemplari prodotti


Per Lamborghini non era semplice sfornare un'auto capace di rimpiazzare la mitica Countach, ma nella Diablo il Toro ha trovato un'erede degna.


Le tante versioni proposte nel corso degli 11 anni di produzione confermano la grande voglia di rinnovare da parte dei tecnici di Sant'Agata Bolognese, rimodellando la Diablo sotto ogni punto di vista, proiettando Lamborghini verso il nuovo millennio con una base solida sotto ogni punto di vista.


Il grande sforzo da parte del Toro trova riscontro nelle 2903 unità prodotte, un numero significativo per un'azienda automobilistica specializzata nella produzione di supercar; di fatto la Diablo è una delle Lamborghini realizzate nel maggior numero di esemplari.



Gli obiettivi posti durante la fase di progettazione, quando la macchina si chiamava ancora P132, sono stati raggiunti con grandissimo successo e per Lamborghini è arrivato nuovamente quel momento in cui va pensato qualcosa di nuovo, una macchina capace di stupire come la Countach e la Diablo, partire dalle certezze e cercare, allo stesso tempo, di evolverle; in questa direzione si muoverà il Toro quando presenterà la Murciélago.



Scheda tecnica (riferita alla Diablo GT del 1999)



Motore

Motore: 12 cilindri a V

Cilindrata: 5.992 cc

Alimentazione: Benzina

Potenza massima: 575 CV a 7.300 giri/min

Coppia massima: 630 Nm

Trazione: Posteriore

Cambio: Manuale a 5 marce


Telaio

Carrozzeria: Coupé

Materiali: carrozzeria in carbonio, tetto in alluminio

Numero porte: 2

Numero posti: 2

Bagagliaio140 / - dm3

Capacità serbatoio: 100 litri

Massa in ordine di marcia: 1.535 kg

Dimensione pneumatici: 18''

Lunghezza: 443 cm

Larghezza: 204 cm

Altezza: 112 cm

Passo: 265 cm


Prestazioni

Velocità massima: 338 km/h

0-100 km/h: 3,9 secondi



Simone Pietro Zazza