Lamborghini Countach: la rivoluzione firmata Sant'Agata Bolognese




Un marchio come Lamborghini vanta una fama e una storia che poche case automobilistiche possono replicare.


Il fascino del Toro di Sant’Agata Bolognese è legato a diversi fattori e la storia del grande Ferruccio Lamborghini rappresenta una grande fonte d’ispirazione per molte persone.


Oggigiorno modelli come le Aventador, le Huracàn sfrecciano tra le strade di tutto il mondo, mandando fuori di testa migliaia e migliaia di appassionati, ma come tutti i grandi marchi automobilistici nella storia della Lamborghini c’è un modello unico, iconico, ricordato con grande affetto dagli amanti delle 4 ruote; in questo caso, indubbiamente, gli amanti del Toro di Sant’Agata Bolognese non possono non ricordare un modello leggendario come la Lamborghini “Countach”.


LA MACCHINA CAPACE DI DESTARE STUPORE… CON IL NOME!


Il termine “Countach” appartiene al dialetto piemontese e indica stupore, meraviglia.


La leggenda vuole che Nuccio Bertone, vedendo i disegni realizzati da Marcello Gandini, abbia utilizzato proprio tale parola, rimanendo decisamente colpito dalle bozze del modello.


In realtà questa è una delle tante teorie formulate, ma la certezza sembra essere proprio legata all’impatto visivo della Countach, capace di entusiasmare chiunque la veda anche in fase progettuale.


La scelta del nome, insomma, fu decisamente semplice e spontanea, confermandolo ufficialmente durante la presentazione al Salone di Ginevra 1971.



LAMBORGHINI PUNTA AL TOP CON LA COUNTACH


Creare una vettura accattivante sotto il punto di vista estetico, dotata delle migliori tecnologie, vantando il primato di automobile stradale più veloce al mondo: è questo l’ambizioso progetto maturato nella testa di Ferruccio Lamborghini mentre sta ottenendo tutti gli encomi possibili dopo il lancio della Miura, divenuta una delle auto più blasonate dell’epoca.


Ma Ferruccio non si accontenta, vuole andare oltre e sogna di sfornare un modello all’avanguardia, capace veramente di proiettare l’industria automobilistica verso il futuro, sfruttando la collaborazione del designer Marcello Gandini e del progettista Paolo Stanzani, due menti geniali capaci di realizzare qualcosa di leggendario e di avveniristico.


Gandini si è già fatto un nome grazie alla realizzazione della carrozzeria a cuneo dell’Alfa Romeo 33 Carabo, presentando così una soluzione inedita sperimentata per la prima volta nel 1968 proprio sul modello del Biscione.



Gandini e Stanzani dedicheranno al nuovo prototipo un’infinità di tempo: il nuovo capo ingegnere Lamborghini, erede di Gianpaolo Dallara, ha sfornato già la sua prima creatura per la Casa fondata da Ferruccio, la Jarama, la quale tuttavia sembra distaccarsi dai classici tratti di sportività che tanto piacciono ai clienti del Toro.


Ma con la Countach Stanzani e Gandini realizzano un’auto capace non solo di riproporre il classico DNA Lamborghini, ma addirittura di estremizzarlo.


La sigla ufficiale del prototipo ideato per il 1971 è “LP 500”, inerente al motore equipaggiato (LP indica la posizione del propulsore, ovvero longitudinale posteriore, mentre 500 è collegato al valore della cilindrata, pari in questo caso a 5000 cm3).


L’unità motrice, dotata di un cambio a 5 rapporti, costituisce una delle principali novità sperimentate sul modello Countach: il V12 montato posteriormente viene avvicinato al guidatore, incrementando la rumorosità percepita nell’abitacolo.



Inizialmente i tecnici Lamborghini ripropongono la stessa unità montata sulla Miura, con un leggero incremento della potenza complessiva ma senza progettare da capo un motore nuovo con una cilindrata superiore, viste le ingenti spese economiche richieste per lo sviluppo.


Di fatto la cubatura dei primi modelli non superò i 3929 cm3, motivo per il quale la sigla venne modificata, almeno per i primi modelli prodotti, in “LP 400”.


A livello telaistico, come già annunciato pocanzi, la Countach riprende molti elementi tipici dell’Alfa Romeo Carabo: oltre alla scocca con linee a cuneo, la nuova Lamborghini presenta un profilo bassissimo, alto poco più di un metro.


Le portiere si aprono ruotando verso l’alto, elemento innovativo per un modello prodotto a Sant’Agata Bolognese.


In fase di fabbricazione, vengono tuttavia apportate alcune modifiche per rendere l’auto ancor più efficiente.



Uno dei più importanti riguarda il materiale impiegato per la realizzazione del telaio, non più costituito da una piattaforma scatolata in acciaio ma bensì da uno schema tubolare con carrozzeria in alluminio.


Anche le affascinanti feritoie tra parafango posteriore e padiglione vengono modificate, a causa della poca aria che vi entra.


Per tali motivi la strada che porterà alla versione definitiva della Countach richiederà molto più tempo rispetto alla Miura.


LA COUNTACH AL SALONE DI GINEVRA 1971


L’esemplare esposto al Salone di Ginevra 1971 presenta una Countach con grandi gruppi ottici posteriori mozzafiato, caratterizzati dalla loro geometria poligonale e perfettamente integrati con linee della coda del modello, originati dal taglio del parafango posteriore; la loro realizzazione, avvenuta tra l’altro senza spese ingenti, consente di mantenere la cornice progettata per collocarvi i gruppi derivati dall’Alfa Romeo Alfetta.


Vengono introdotti anche due fari supplementari per il lampeggio, i quali si aggiungono a quelli a scomparsa inseriti sul muso.


La Countach acquisisce con il passare degli anni maggiore autorevolezza grazie all’anteriore abbellito dalle luci di posizione e dagli indicatori di direzione collocati in una posizione antistante rispetto ai fari.



La zona del muso è stata riprogettata e con una forma meno aguzza, per garantire maggiore equilibrio aerodinamico tra la parte anteriore e la zona posteriore dell’auto.


Vengono poi introdotte due prese NACA laterali, aumentando così gli ingressi d’aria per il raffreddamento del motore; le NACA progettate sulla Countach permettono tra l’altro di nascondere al loro interno le maniglie d’apertura.


Nel complesso tali modifiche hanno contribuito a rendere il modello della Countach meno pulite, ma certamente più aggressive e accattivanti.



COUNTACH LP 400 S, LP 500 S E COUNTACH QUATTROVALVOLE


Svolgendo diversi collaudi su strada emerge la necessità di montare pneumatici in grado di ottimizzare la prestazione fornita dalla Countach.


La risposta a tale esigenza sono i nuovi pneumatici Pirelli P7 da 250/50 anteriori e 345/35 posteriori, con cerchi da 15 pollici contraddistinti da un motivo a cinque fori circolari di dimensioni notevoli.


Modifiche di questo tipo inevitabilmente richiedono ulteriori aggiornamenti alla scocca, che viene alleggerita e arricchita con ulteriori elementi, come l’iconico alettone posteriore, rimasto nel cuore di parecchi appassionati.


Come se non bastasse, viene rivisto anche l’assetto e la geometria delle sospensioni, il tutto con l’intento di sfruttare al meglio le nuove gomme Pirelli P7.



L’insieme di tutte queste modifiche porta Lamborghini ad un cambiamento della denominazione della Countach, conosciuta nel 1978 con la sigla “LP 400 S”: la lettera S, introdotta appositamente per mettere in risalto la maggiore aggressività del modello, viene rappresentata a forma di fulmine a collocata accanto alla targa del prototipo.


Successivamente, quattri anni dopo la LP 400 S, Lamborghini introduce la versione evoluta della Countach, dotata ora di un nuovo motore.



Il leggendario V12 di Sant’Agata Bolognese passa dai precedenti 3929 cm3 ai 4754 cm3 e grazie ai nuovi collettori d’aspirazione eroga 375 CV.


L’aumento di cilindrata comporta a una modifica del nome, che ora viene tramutato in LP 500 S (nella targhetta identificativa del veicolo il nome riportato è “Countach 5000 S).


L’alimentazione è sempre affidata alla batteria Weber a 6 carburatori a doppio corpo, ma Lamborghini deve fare i conti anche con le leggi americane ideate per limitare gli effetti dell’inquinamento: i modelli statunitensi montano un impianto d’iniezione Bosch K-Jetronic, ma ne risente la potenza complessiva, ridotta a 350 CV.


La LP 500 S viene originariamente progettata senza alettone posteriore, il quale, stando ai test svolti in fase di collaudo, non sembra comportare benefici aerodinamici notevoli se non ad alte velocità.



La sua presenza quindi non è indispensabile per migliorare le prestazioni della Countach e si limita ad una questione meramente estetica, la quale tuttavia persuade numerosi clienti a chiedere esplicitamente a Lamborghini di aggiungere l’alettone sul proprio modello, pagando persino un sovrapprezzo.


I 375 CV della Countach LP 500 S spingono il bolide a ben 315 km/h di velocità massima, superando il limite della LP 400 S, la quale riusciva a malapena a toccare la soglia dei 300 km/h.


Un’ulteriore step evolutivo arriva nel 1985 con l’introduzione della testata a quattro valvole per cilindro.



La novità garantisce al V12 ben 455 CV con una cilindrata pari a 5167 cm3.


La nuova Countach Quattrovalvole si distingue per il rialzo delle feritoie adibite alla ventilazione collocate centralmente sul cofano posteriore, progettate per fornire spazio ai carburatori non più siti al lato dei cilindri ma bensì proprio al centro del V di quest’ultimi.


Prodotta fino al 1988, la Quattrovalvole riceve ulteriore aggiornamenti nel suo ultimo anno di produzione, grazie all’introduzione di nuove minigonne con prese d’aria progettate per il raffreddamento dei freni.



LAMBORGHINI COUNTACH ANNIVERSARY


Nei progetti di Lamborghini si pensa già all’erede della Countach, la Diablo, ma a Sant’Agata Bolognese si preferisce dare ancora un po’ di tempo a un modello presentato ufficialmente nel 1971.


Nonostante i 17 anni, la Countach subisce viene ulteriormente aggiornata, introducendo migliorie evidenti: l’aggiunta di griglie sulle prese d’aria laterali, i gruppi ottici posteriori colorati diversamente per esaltare i fanalini centrali, l’aggiunta di paraurti posteriori e un design modificato delle minigonne.


Non manca un nuovo profilo del cofano motore e (se richiesto) uno spoiler decisamente più sporgente.



La livrea ora è a tinta unica, comprese le prese d’aria e le griglie, contrassegnate nei modelli precedenti dal colore nero.


Di questa nuova versione vengono prodotti, dal 1988 al 1990, ben 650 modelli; niente male per un’auto con alle spalle quasi 20 anni di produzione.


Lamborghini, tra l’altro, ha sperimentato nel 1987 un prototipo della Countach Anniversary adoperando un telaio in fibra di carbonio, ma il progetto è stato accantonato per via degli elevati costi di produzione.


LA MADRE DI TUTTE LE SUPERCAR


Quando si parla di auto, esistono quegli esemplari immortali, capaci di emozionare anche a distanza di anni.


Quando si pronuncia il termine Countach, non si indica un semplice termine dialettale piemontese, ma una storia ventennale di un’auto straordinaria, ideata per colpire e rivoluzionare.



Gandini e Stanzani sono riusciti in un’impresa epica sotto il punto di vista automobilistico, e lo stesso Ferruccio Lamborghini sembra aver apprezzato la Countach a tal punto da preferire un rinvio della futura Diablo per lasciare spazio al restyling di un modello con già 17 anni dietro alle spalle.


Qualcuno oggi la chiama “la madre di tutte le supercar”; forse avanzare una tesi del genere potrebbe risultare troppo avventato, soprattutto perché esistono le dirette competitor capaci di contendersi un titolo simile (la Ferrari F40 ne è un esempio), ma certamente l’impatto della Countach non è stato indifferente.


Parliamo di un’auto bella e aggressiva esteticamente, capace di estremizzare i tratti sportivi di Lamborghini e di introdurre il marchio in una dimensione avveniristica, fungendo da ponte tra le auto di un tempo e quelle di oggi, il tutto accompagnato dal V12 del Toro, a dir poco epico per il suo ruggito e per le prestazioni fornite.



Per guidare la Countach serve una bella dose di coraggio: parliamo a tutti gli effetti di un toro capace di varcare tranquillamente la soglia dei 300 km/h, senza ABS, senza servosterzo, regalando un senso di adrenalinica libertà.


Il grande affetto provato da molti verso un modello così iconico ha convinto Lamborghini a realizzare una supercar nel 2021 ispirata proprio alle leggendaria Countach e svelata poche settimane fa, a 50 dal primo storico modello presentato al Salone di Ginevra.




SCHEDA TECNICA


CARROZZERIA


Tipo: Coupé

Numero porte: 2

Numero posti: 2

Bagagliaio: 240/ -dm3

Capacità serbatoio: 120 litri

Massa in ordine di marcia: 1560 kg

Lunghezza: 414 cm

Larghezza: 200 cm

Altezza 107 cm

Passo: 250 cm


MOTORE


Motore: 12 cilindri a V

Cilindrata: 5167 cm3

Alimentazione: benzina

Potenza massima/regime: 335 KW (455 CV) 7000 giri/min

Coppia massima: 501 Nm

Trazione: posteriore

Cambio: manuale

Marce: 5


PRESTAZIONI E CONSUMI


Velocità massima: 315 km/h

Accelerazione (0-100): 5,0 secondi

Omologazione antinquinamento: 0 Emissioni

Emissioni CO2: 0 g/km

Consumo urbano: 13 l/ 100 km

Consumo extraurbano: 15l/ 100 km




Simone Pietro Zazza