Intervista a Fabio Barone e Alex Tedino: il racconto della loro avventura da Roma fino a Capo Nord



Nel corso di una fredda ma felice serata norvegese abbiamo avuto il piacere di ascoltare nuovamente Fabio Barone e Alex Tedino, più felici e riposati che mai dopo essersi messi alla prova alla guida della loro Ferrari F8 Tributo da Roma fino a Bangkok, ah no scusate, Capo Nord!


Una intervista, questa, che è molto più un racconto, con il duetto romano che si apre a 360 gradi con tutti i loro sostenitori, raccontando le fasi più critiche e divertenti del loro incredibile viaggio. Buona lettura!


SG: Buonasera a voi, innanzitutto come state?


FB-AT (in contemporanea): meglio meglio, grazie!


SG: immagino che sia stato uno sforzo titanico da parte vostra, innanzitutto partiamo con le congratulazioni per aver portato a compimento questa impresa a bordo di un mezzo non comune quale è una Ferrari, ma sentite, come è stata l’esperienza e come ci si sente adesso ad avere 4 record mondiali come palmarès?


FB: Il fatto dei quattro titoli è la semplice dimostrazione che sono vecchio!


SG: Come disse qualcuno qualche anno fa “Gallina vecchia fa buon brodo” e che brodo con questi risultati!


FB: e infatti di brodo ne faccio tanto! (ride) No è chiaramente un piacere e un grande onore, io e Alex la vediamo come un’impresa, non tanto come un record, ieri parlavo con un altro tuo collega che mi ha chiesto com’è stare 48 ore seduti in macchina, perché per qualcuno può sembrare facile essendo stati in due a darsi il cambio, io in questo caso posso rispondere di provare a mettersi seduti sul divano di casa per 48 ore consecutive a guardare la TV, senza potersi muovere.



SG: Chiaramente la cosa che sembra più semplice rivela delle connotazioni molto più complesse, sentiamo invece Alessandro cosa ha da dire in merito.


AT: Sì ovviamente con Fabio ci lega un’amicizia pluriennale, è una fratellanza, anche perché per questo tipo di imprese non puoi scegliere chiunque, devi avere un feeling eccezionale con il tuo collega, serve quasi una fratellanza per potersi fidare reciprocamente. Poi per questo tipo di impresa metti anche la tua vita nelle mani di chi è con te. In più su una macchina di un certo valore devi avere una fiducia doppia (ride) però questo feeling noi lo abbiamo sempre avuto, ci fidiamo l’uno dell’altro e questa è la nostra forza che ci ha permesso di andare avanti per 48 ore con uno stress che ti mette alla prove, avevamo anche da gestire la live su Facebook ed è stata la prima volta che abbiamo fatto un evento del genere interagendo con le persone, i fan e chi era interessato. Poter interagire con i protagonisti dell’impresa forse è stata la cosa più bella, anche perché ci ha stimolato soprattutto durante la notte con gente che non ha dormito e ha seguito l’evento, per noi è stato uno sforzo extra. Sicuramente siamo arrivati alla fine con una dose di stanchezza e stress extra, ma una volta arrivati la soddisfazione e il rendersi conto di cosa avevamo fatto è stato più grande.



SG: avere anche il sostegno di così tanti appassionati che si sono uniti a voi, anche se virtualmente, per questa impresa vi ha dato quella spinta in più per proseguire e dare anche un sapore diverso a tutto. E a tal proposito, durante il percorso tantissime persone si sono incuriosite durante la sosta a Modena, e tanti tifosi vi hanno seguito come detto in precedenza, vi sareste mai aspettati tutto questo supporto? E appunto, vi ha dato una marcia in più, specialmente nei momenti più complessi?


FB: Sì, ci piaceva proprio perché ogni volta che entravamo in diretta, vi era immediatamente un seguito, siamo stati seguiti da migliaia di persone, anche gente che scriveva su Whatsapp di continuo durante la notte e li ho conservati. Poi tra l’altro mi sono messo a parlare con un signore d’una certa età, che ai tempi partì con una Mini degli anni ’70 e fece un viaggio fino a Londra, partendo da non so dove, in meno di 24 ore. Chiaramente è stato un supporto, Alex spingeva sul fatto che dovevo riposare, però mi dispiaceva non dare una risposta e poter comunicare con tutte quelle persone e quindi cercavo di restare in piedi.


AT: Se posso aggiungere qualcosa riguardo a Modena, quello è stato il nostro primo rifornimento. C’erano decine di ferraristi che c’hanno fatto da tunnel quando siamo arrivati e c’erano ex meccanici Ferrari che c’hanno dato anche loro un supporto tecnico facendoci rifornimento. Ci ha sconquassato l’anima e ci ha consentito di passare il primo giorno senza sentire la fatica e con un’adrenalina pazzesca.


FB: Tra l’altro sul supporto virtuale che diceva prima Alex durante le dirette, la difficoltà principale è stata quella di gestire le telecamere, perché una diretta per oltre 4000 chilometri dentro una vettura, credo che non l’abbia fatta nessuno.


AT: Considera poi che abbiamo avuto degli inconvenienti tecnici, noi avevamo un impianto in auto con dei router per avere la possibilità di comunicare sempre col massimo del segnale, ma con i cellulari se vai in una zona morta di segnale dovevamo ripristinare tutti i mezzi, per fortuna ce l’abbiamo sempre fatta. Da menzionare anche il lavoro svolto in remoto dalla control room del team che detiene assieme a noi questo record, senza di loro sarebbe stato molto più difficile, avevamo la nostra posizione tracciata dalla control room che ci teneva d’occhio segnalando la nostra posizione, quali erano le criticità, avevamo anche un nutrizionista che ci consigliava quali barrette energetiche mangiare, in più avevamo anche un osteopata che ci forniva alcuni esercizi per tenere attiva la muscolatura dopo svariate ore fermi in macchina.

SG: Quale tratto del percorso avete gradito di più, o eravate concentrati al 100% sul percorso e sulle cose che dovevate tenere sott’occhio?


FB: A questa ti risponde Alex che gli è piaciuto un paesaggio in particolare… (ride)


AT: No va beh, noi abbiamo fatto in massima parte autostrade, quindi il panorama è stato monotono per buona parte del tempo, è un po’ cambiato quando siamo entrati nella penisola scandinava, nel senso che la monotonia a quel punto dall’autostrada ad una fila infinita di alberi per centinaia di chilometri, questo tratto è stato tosto…


FB: Li ha contati tutti gli alberi! (risate)


AT: La parte più carina oltre al fatto della guida nei tratti autostradali in Germania, dove non vi erano limiti di velocità, è stata che verso il confine tra la Svezia e la Finlandia tu ti ritrovi con queste renne a destra e a sinistra. O addirittura in piena notte una volpe ci ha attraversato la strada mentre eravamo in Svezia, però è stato bello vedere che eri immerso in mezzo alla natura, eravamo soli senza sapere in che punto preciso fossimo.


FB: Infatti il bello è che durante la diretta qualcuno gli chiedeva “Ma dove siete?” ma noi non ne avevamo idea, eravamo sperduti nel buio!



SG: Siamo sperduti da qualche parte, se trovavate qualcuno di passaggio da quelle parti dovevate esporre fuori il cartello “Non seguiteci perché ci siamo persi anche noi!”


AT: Esatto, e come dicevo, noi stavamo seguendo Google Maps, ma pur zoommando sulla mappa non eravamo in un luogo preciso, eravamo dispersi in mezzo alla natura. Era molto più semplice dire “In questo momento siamo a 500 chilometri da Stoccolma”.

FB: Anche perché quei pochi cartelli che indicavano un paese erano illeggibili e impronunciabili.


SG: Dal punto di vista fisico e mentale, cosa vi ha consentito di essere sempre lucidi e performanti dal punto di vista muscolare e della concentrazione, oltre a quanto detto in precedenza?


FB: io ero quello ridotto peggio rispetto ad Alex, ho dovuto mettere del ghiaccio perché avevo un forte dolore al nervo sciatico dopo la seconda nottata, che personalmente è stata la più complicata. Devo dire che anche l’alimentazione è stata di grande aiuto, il mangiare giusto non ha mai creato sonnolenza e questo è stato importante. Grandi segreti no, a parte tanta guida e tanti test.


AT: Io ho fatto tanta bicicletta, prima di partire avevo fatto Roma-Assisi in bici, oggettivamente in auto non ho avuto alcun problema. Lo sport fa bene!


FB: A questo punto però gli ho detto che deve farsi da Roma a Capo Nord in bicicletta!


SG: A piedi! (risate) Oltre a questo, gestire l'apparecchiatura di bordo, le telecamere e il segnale che ogni tanto si perdeva vi ha creato qualche difficoltà ulteriore?


FB: Sì le attrezzature ci hanno fatto tribolare costantemente!


AT: come dicevamo prima, a bordo avevamo un’infrastruttura informatica d’un certo tipo, ma con le tecnologie attuali non puoi collegarle alla batteria, e quindi ogni volta questa infrastruttura, collegata con l’accendisigari, andava resettata da capo ogni volta che dovevamo riaccendevamo la macchina, ad ogni rifornimento dovevamo ricollegare le telecamere per la diretta e ripristinare i parametri che avevamo impostato, quindi anche questo è stato un lavoro nel lavoro.



SG: Quale è stato il momento più critico del percorso, oltre alla volpe e agli animali selvatici?


AT: come detto in precedenza la seconda notte è stata parecchio difficile, dovevamo fare i conti con la stanchezza che incominciava a farsi sentire, un percorso notturno in Svezia molto monotono dal punto di vista ambientale. In alcuni tratti abbiamo trovato un terreno sterrato che stavano riasfaltando, serviva perciò una guida molto prudente che richiedeva concentrazione, difficile da trovare se vi aggiungiamo la stanchezza. Eravamo comunque consapevoli che passando quella nottata ci saremo ripresi tranquillamente, anche se è stata molto lunga e pesante.


SG: Complesso anche il discorso di dover guidare una Ferrari su un terreno così impervio.


FB: in più c’è da considerare il rischio non indifferente di un’eventuale foratura che sarebbe stata drammatica. Noi eravamo preparati ad un eventuale inconveniente se la sua portata non fosse stata rilevante, ma in caso di danni maggiori non credo che saremmo riusciti ad arrivare a destinazione, anche con un ruotino di scorta, perché questi ultimi possono essere utilizzati soltanto per pochi chilometri. Perciò abbiamo utilizzato uno stile di guida votato alla prudenza, per esempio non guidare a bordo della carreggiata per non prendere lo sporco, sullo sterrato se potevamo guidare a 30/40 chilometri orari noi andavamo a 10, perché se prendevamo male una pietra poteva compromettere l’equilibrio della vettura.



SG: Una volta superate queste fasi cruciali e giunti a destinazione, come si sono svolte le celebrazioni?


FB: Io cercavo un letto! (risate)


AT: Noi siamo partiti da Roma con 30 gradi e siamo arrivati a Capo Nord con 5 gradi e un vento che ci ha surgelato le labbra e le orecchie, non riuscivamo più a muoverci.


FB: E Alex voleva partire da Roma in maglietta e pantaloncini… (risate)



AT: Poi una volta giunti a destinazione abbiamo allestito con la squadra un podio dove abbiamo stappato lo spumante di rito con un trofeo e le foto per ricordare questa impresa.


FB: per la logistica dobbiamo ringraziare soprattutto Michela (presente con loro durante l’intervista), perché ha organizzato tutto, specialmente il roadbook! Ma Questo successo va distribuito tra tutti, che da tutto il team agli sponsor saremo stati oltre cento persone. Credo che sia stata un’impresa storica, difficilmente ripetibile, i record sono fatti per essere battuti, ma credo che sia difficile che qualcuno possa andare sotto le 45 ore.



SG: In conclusione, avete in mente un eventuale prossimo record al quale puntare? E tu Fabio sei sicuro di voler appendere il casco al chiodo?


FB: Sì! Sì perché in quest’ultimo evento si sono concretizzate tutta una serie di cose irripetibile. Oltre alla preparazione vi è stato quel pizzico di fortuna che ci ha consentito di arrivare alla fine. Il regalo più bello non è stato tanto il trofeo quanto il pit stop a Modena che ce lo porteremo sempre nel cuore, siamo due vecchi ferraristi e l’emozione è stata forte, difficilmente ripetibile. Certe imprese le dobbiamo lasciare agli altri.


AT: soprattutto dobbiamo dare spazio ai giovani, io e Fabio siamo coetanei il prossimo anno siamo alla soglia di un traguardo importante, perciò credo che sia giusto lasciare il testimone a qualcuno di più giovane.


FB: Anche se credo che non ce ne siano…


AT: Eeeeeehhh…


SG: Vi toccherà restare! (risate)



Simone Ghilardini