Ferrari 456, la tradizione che guarda il futuro



La Ferrari 456 debutta in una fase storica molto delicata per la Casa di Maranello, acquisendo un ruolo strategico per il futuro del Cavallino Rampante. Ispirata ai grandi classici del passato ma con uno stile moderno, il successo è tale da essere prodotta fino al 2003.


Settembre 1992, la stagione sportiva si chiude con una terribile delusione, la F92A è salita sul podio solo due volte durante uno degli anni peggiori della storia del glorioso marchio in Formula 1, di conseguenza il presidente Luca Cordero di Montezemolo attua un percorso organizzativo e gestionale rivoluzione del reparto sportivo.


Una situazione simile si vive nell'azienda, che ora è in grado di riprendersi trovando il nuovo equilibrio necessario dopo la morte del fondatore Enzo, avvenuta nell'agosto 1988.


In questo contesto storico viene presentata la nuova Gran Turismo a motore anteriore, due posti più due, colmando il vuoto lasciato qualche anno prima dalla Ferrari 412i ma, soprattutto, riprendendo un tipo di vettura che ha reso grande il nome della Ferrari nel mondo.



L'auto ideale per quel cliente che, pur amando la velocità, preferisce il comfort e la guida rilassata alle pure prestazioni, insomma una Ferrari da guidare tutti i giorni. Anche la nomenclatura è tratta dalla storia, infatti, 456 oltre alla cifra che indica lo spostamento unitario.


Presentata in Blue Swaters all'evento organizzato al Garage Francochamps di Jacques Swaters, la 456 è subito un instant classic, grazie alla linea disegnata da Pietro Camardella e Lorenzo Ramaciotti per Pininfarina, carrozziere Ferrari da quasi cinquant'anni.


La vettura si distingue nettamente dalle linee dure e squadrate della sua antenata - la 412 - e nelle sue proporzioni si ispira, anche in modo abbastanza esplicito, a un mito assoluto delle quattro ruote: la Ferrari 365 GTB/4; per gli appassionati semplicemente il Daytona.



Muso affilato con fari a scomparsa, l'ultimo Rosso a distinguersi da questa caratteristica, pozzetto posteriore e coda tronca, molto generosi sono i tratti salienti ereditati dal passato ma reinterpretati in chiave moderna con innovativo trattamento superficiale, linee morbide e arrotondate, anche grazie alle tecnologie di modellazione 3D che iniziano a prendere piede in maniera concreta proprio tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90.


Il risultato finale può essere descritto con una parola: eleganza.


La 456 lascia senza parole: è una chiara spinta in avanti della Ferrari, senza perdere nulla del DNA del Cavallino Rampante. Un omaggio all'armonia, dove proporzioni generali e dettagli stilistici sembrano susseguirsi senza soluzione di continuità.


La matita dello stilista segue senza esitazione la linea tracciata con la mano, ma poco importa, nella Ferrari 456 tutto è perfetto: eleganza, grinta, sobrietà e aggressività.


Il telaio, riferimento interno F 116 CL, è un tubolare in acciaio con sottostrutture rinforzate mentre la carrozzeria è in lega di alluminio, ad eccezione dell'anteriore e del posteriore in materiale composito.



L'architettura rimane quella sperimentata dalla casa di Maranello nei decenni, con sospensioni indipendenti, bracci trasversali e molle elicoidali dotate di sensori per poter impostare tre diverse modalità di guida: Soft, Neutral e Hard, a seconda dei più o meno. sportivo del fortunato pilota.


Una chicca funzionale è lo spoiler posteriore nascosto nella parte inferiore del paraurti, tra gli scarichi: un vano inizialmente chiuso che, durante l'aumento di velocità, si apre per aumentare il carico aerodinamico e quindi il grip della vettura, aiutato anche da un sistema automatico - livellamento per mantenere ben saldo il carro posteriore sull'asfalto.


Il motore è una novità assoluta: il motore F116 deriva rigorosamente dai dodici cilindri costruiti per correre in Formula 1, con le monoposto che hanno reso famoso il marchio in tutto il mondo. Questa ha una cilindrata di 5.474 centimetri cubi, la più grande mai montata su una vettura stradale Rossa, capace di erogare 442 cavalli a 6.250 giri/min, realizzata in lega leggera per la maggior parte dei suoi componenti, con trattamento superficiale Nicasil.



Alla presentazione nel 1992, l'impianto di accensione e iniezione fu affidato al Bosch Motronic 2.7, mentre dal 1996 fu sostituito dall'unità Motronic 5.2, accompagnata da magnifiche scatole di aspirazione, che da questo momento diventeranno un emblema dei motori made in Maranello.


Questo si traduce in prestazioni di tutto rispetto: oltre 300 km/h di velocità massima, da 0 a 100 km/h percorsi in poco più di cinque secondi e chilometro da fermo in 23,3 secondi.


Una volta calata nell'abitacolo, eleganza e sobrietà regnano sovrane: interni in pelle Coventry, strumentazione analogica sul cruscotto per la strumentazione principale, e informazioni ausiliarie alloggiate al centro della consolle in strumenti circolari caratterizzano questa vettura. Al centro della consolle, un dettaglio: le bandiere Ferrari e Pininfarina, vezzo stilistico ripreso dalla famiglia 330 degli anni Sessanta. Un modo per celebrare una collaborazione aziendale che profuma di matrimonio: dici Ferrari e pensi a Pininfarina, e viceversa.



I due sedili posteriori sono realizzati per caso, ma sicuramente migliori e più vivibili rispetto al passato. Inoltre, per essere una Gran Turismo a tutti gli effetti, la Ferrari fa realizzare da Schedoni da Modena un set di cinque valigie progettate esclusivamente per essere perfettamente alloggiate nel bagagliaio, e per godersi le vacanze in tranquillità.


Fino al 1992 lo sterzo, uno ZF servoassistito con variazioni di rapporti e durezza in base alle velocità di crociera, era a tre razze in alluminio come ogni Cavallino che si rispetti, mentre dal 1996 la forma del volante è stata modificata per accogliere l'airbag.


Sempre nel 1996 viene introdotto nel listino il cambio automatico a quattro marce, completando l'offerta iniziale che comprendeva il classico cambio a sei marce, con pomello in alluminio anodizzato e classica calandra ad H.



Per rendere effettivamente fruibile la Gran Turismo nel quotidiano, il lavoro di ricerca e sviluppo svolto a Maranello è stato imponente con sei preserie che hanno percorso 50.000 chilometri di prove e diciassette esemplari distrutti per testare il sistema air-bag. Inoltre, ogni modello viene testato tre volte per quaranta chilometri prima della consegna e ogni singolo motore viene testato al banco per quaranta minuti prima dell'assemblaggio finale nella catena.


Questa attenzione al cliente mostra come la Ferrari si sia preparata al cambiamento avvenuto all'inizio degli anni '90, non sorprende che la gamma colori si sia notevolmente ampliata e ora comprenda diciassette colori. Dettagli che mostrano il tocco di Montezemolo, capace di esaltare ulteriormente la creatura mitologica creata dal suo fondatore.


La 456 viene scelta anche per una serie di personalizzazioni esclusive come la berlina quattro porte, la Spyder ma soprattutto la versione station wagon denominata Venice. Tutte queste varianti sono richieste da clienti molto importanti per il mondo Ferrari, come il Sultano del Brunei che le possiederà tutte.



Negli Stati Uniti vengono costruite due special ex-novo che trasformano le vetture di serie: tre Cabrioet, di cui una acquistata da Mike Tyson, e la versione Targa per il cestista Shaquille O'Neal. Prodotta in 1.951 esemplari, di cui 403 automatici, nel 1998 viene presentato un aggiornamento, la 456 M, che apporta migliorie più tecniche che estetiche, confermando la bontà della vettura rimasta a listino fino al 2003. Undici anni che consentono alla 456 di essere la Ferrari più longeva di sempre. SCHEDA DATI Coupé, 2+2 posti Motore anteriore Trazione posteriore Dimensioni e pesi Lunghezza 4730 mm Larghezza 1920 mm Altezza 1300 mm Carreggiata anteriore 1585 mm Carreggiata posteriore 1606 mm Passo 2600 mm Massa a vuoto 1690 Kg Serbatoio da 110 litri Motore Cilindrata 5473,91 cm³ Tipo 116, V12 65° Basamento e testata in lega leggera longitudinale anteriore Alesaggio e corsa 88x75 mm Rapporto di compressione 10,4:1 Cilindrata unità 456,16 cm³ Distribuzione a doppio albero, quattro valvole per cilindro Bosch Motronic M 2.7 Iniezione Elettronica Meccanica Potenza 325 kW/442 CV a 6.250 giri/min Potenza specifica 81 CV/litro (59 Kw/litro) e 100 nm/litro Coppia 550 Nm a 4.500 giri/min Accensione mono, Bosch Motronic elettronico statico 2.7 carter secco Frizione monodisco Cambio Transaxle, sei marce + RM o automatico a quattro marce Telaio Acciaio tubolare Sospensioni anteriori indipendenti, bracci oscillanti, molle elicoidali, ammortizzatori telescopici a gas, barra stabilizzatrice Sospensioni posteriori: indipendenti, quadrilateri, molle elicoidali, ammortizzatori telescopici a gas, autolivellamento idropneumatico, barra stabilizzatrice Pignone e cremagliera dello sterzo Freni anteriori a disco autoventilati Ø 330 mm, quattro pistoncini con pinze fisse Freni posteriori Disco ventilato Ø 310 mm, quattro pistoncini con pinze fisse pneumatici anteriori 255/45 Pneumatici posteriori 285/40 Ruote 17" Prestazioni dichiarate Velocità oltre 300 Km/h Accelerazione da 0 a 100 km/h in 5,2 secondi, da 0 a 200 km/h in 17,7 secondi, da 0 a 400 metri in 13,3 secondi e da 0 a 1000 metri in 23,3 secondi.


Luca Saitta