Ferrari 348 T, la congiunzione tra classico e moderno



La Ferrari 348 T è una delle Rosse più bistrattate e meno apprezzate di tutti i tempi, tanto che anche il presidente Luca Cordero di Montezemolo la definisce un'auto di merda, eppure resta una vettura dagli alti contenuti tecnici e storici che merita maggiore considerazione da parte degli appassionati del Cavallino Rampante, e non solo.


Il nome è un manifesto della tradizione Ferrari: il numero 348 indica la cilindrata 3.4 abbinato al numero 8 come i cilindri del motore, mentre la lettera T sta per Trasversale, riferendosi alla posizione del cambio; infine, i suffissi B e S contraddistinguono la versione configurata: B nel caso della Berlinetta chiusa, e S per la Spider, in realtà più simile a una targa.


Presentata nel settembre 1989 al Salone di Francoforte, conosciuta internamente come F119, è stata la prima Ferrari ad essere commercializzata dopo la morte del suo fondatore, ma è anche l'ultima vettura che ha visto Enzo Ferrari direttamente coinvolto nelle fasi di sviluppo embrionale della progetto, quando quest'ultimo era ancora firmato F111.



Ultima Ferrari disponibile con solo cambio manuale, cinque marce, con il primo posizionato in basso, servosterzo e airbag assenti, l'erede della 328 mescola caratteristiche tipicamente Ferrari con importanti innovazioni tecniche, soprattutto a livello di ciclistica, dove la classica struttura tubolare in l'acciaio lascia spazio alla tecnologia adottando un telaio in lamiera stampata abbinato ad un controtelaio per il solo vano motore.


La Ferrari 348 T è il primo motore aspirato dotato di iniezione elettronica, e anche la prima berlinetta otto cilindri a montare il motore in posizione longitudinale, grazie alla quale è nato il monomarca Ferrari Challenge, dando la possibilità ai gentleman driver per mettere alla prova le proprie capacità in pista in un vero campionato.


In questo connubio tra passato e futuro, anche il design della Ferrari 348 racconta molto del valore storico di questa berlinetta. L'ultima Ferrari disegnata da Leonardo Fioravanti per Pininfarina, le creature del designer includono la 288 GTO, 328, 308 GTB, Testarossa ed è proprio da quest'ultima che l'estetica della 348 trae ispirazione.



Il tema dominante su tutti e cinque i lati della carrozzeria sono gli spacchi laterali, che richiamano quelli già visti sulla sorella dodici cilindri, e le griglie ben visibili in ogni visuale, anche dall'alto con le aperture nel cofano che farti intravedere e respirare il V8.


La calandra posteriore, oltre ad essere un elemento decorativo, funge da copertura e riparo per i fari, le fasce orizzontali nella parte inferiore della fiancata permettono l'ingresso del flusso d'aria necessario per raffreddare i due radiatori laterali, mentre la calandra anteriore calandra, di forma rettangolare con angoli smussati, è un vezzo stilistico senza funzione tecnica. Questo dettaglio sottolinea, ancora una volta se ce ne fosse bisogno, l'importanza figurativa della calandra nell'identità del marchio Ferrari.


Il legame con la Testarossa non finisce qui, visto che i fari sono del tipo a scomparsa, mentre c'è un maggiore stacco, rispetto alla sorella maggiore, nel trattamento delle superfici rese più morbide e meno spigolose. Le proporzioni della piccola sportiva rendono la 348 T compatta ed elegante, con un risultato estetico finale di forte impatto: la vettura è piccola, tonica, equilibrata come richiede una Gran Turismo di alto rango.


Specifici sono i cerchi a cinque razze con fissaggio a cinque bulloni.



L'ambiente interno è minimalista, spartano e dalla forte vocazione sportiva, degno rappresentante delle auto sportive di questo periodo, con raffinati rivestimenti in pelle presenti sia sui sedili che sul cruscotto: si concede però alcune piccole comodità ormai necessarie al la fine degli anni '80 e '90, come l'aria condizionata.


La plancia stessa è stata progettata e realizzata secondo i primi principi dell'ergonomia, privilegiando la grande plancia sempre ben visibile, leggibile e i pochi pulsanti facilmente accessibili, evitando inutili distrazioni durante la guida.


Un altro brillante esempio di ergonomia è il freno a mano: posto alla sinistra del posto di guida, una volta azionato, si abbassa automaticamente per rendere più agevole l'uscita dall'auto.



Il volante a tre razze, il cambio con tondino in acciaio, il pomello sferico e la mitica calandra del selettore, rendono familiare l'ambiente interno ai puristi del Cavallino Rampante, entrando di diritto nelle classiche Ferrari. Le scelte tecniche come il motore longitudinale, il passo allungato di 100 millimetri e la nuova costruzione del telaio, hanno permesso di ottenere un'abitabilità mai vista prima su una Ferrari a motore centrale.


Il telaio, codice di riferimento F119 AB se berlinetta, e F119 AS se spider, è costituito da una struttura in lamiera d'acciaio che si espande dalla parte posteriore all'anteriore, separando l'abitacolo dal motore, a sua volta fissato su un controtelaio tubolare , successivamente imbullonato al telaio principale. I pannelli della carrozzeria sono in parte saldati da robot e in parte imbullonati alla struttura portante, consentendo ai tecnici di Maranello di ottenere una notevole serie di vantaggi, come una migliore distribuzione dei pesi per rendere la vettura più dinamica, ma anche più sicura in caso di incidente, minor peso, miglior assemblaggio dei componenti, e una rigidità torsionale mai vista prima, raggiungendo valori quasi doppi rispetto alle precedenti Ferrari.


Il telaio è completato da sospensioni indipendenti, e traverse con bracci trasversali deformabili, realizzati in lamiera d'acciaio stampata con particolare attenzione alla geometria dell'assetto per ridurre il passo in frenata e in accelerazione.



Il motore, tipo 119 D poi 119 G, è un V8 da 3.405 cm³ in grado di erogare 300 CV a 7.200 giri/min nelle rarissime versioni non catalitiche. Il passaggio alla versione catalitica, avvenuto già alla fine del 1989, comporta una perdita di soli cinque cavalli.


Il motore nella sua costruzione ha coinvolto l'ingegnere Materazzi, padre della F40, ed è dotato di doppi alberi a camme in testa per bancata, azionati da un'unica cinghia dentata e quattro valvole per cilindro. Il motore super quadrato, con alesaggio e corsa pari a 85 per 75 millimetri, integra un sistema di accensione e iniezione Bosch Motronic M 2.5, che comanda quattro iniettori e due bobine capaci di alimentare direttamente le candele posizionate tra i due assi delle camme. Ai lati degli otto cilindri sono montati i radiatori per il raffreddamento dell'acqua e dell'olio, come sulla coeva Testarossa.


Abbinato ad un cambio manuale a cinque marce, identico a quello della Mondial, montato in posizione trasversale, consente ai tecnici di Maranello, unitamente all'utilizzo del carter secco, di abbassare il baricentro della vettura di 130 millimetri rispetto a il passato. La frizione a due dischi, più piccola del monodisco, e il differenziale a lamelle autobloccante, consentono di scaricare il quaranta per cento della potenza, anche quando la ruota motrice è in fase di slittamento.


Sulla carta le caratteristiche tecniche dovrebbero fare della Ferrari 348 T una delle migliori Rosse di quest'epoca, quindi perché questo brutto nome?



L'auto da guidare è molto divertente. Lo sterzo a cremagliera è preciso, senza filtri segue le traiettorie impostate dal pilota, trasmettendo sensazioni d'altri tempi: un ottimo connubio tra Ferrari classiche e moderne. Il rombo è un altro elemento fondamentale per vivere l'esperienza di guida in modo totale, non stupisce sapere che studi approfonditi si sono concentrati sul sound del V8, una melodia rabbiosa quando lo si spinge al massimo, mentre al rallentatore accelera i toni bassi si fanno più profondi anche se si fa sentire fortemente la sua presenza nell'abitacolo.


Il cambio può essere migliorato, perché un utente inesperto potrebbe trovarlo non facile, mentre il guidatore sportivo potrebbe trovarlo un po' lento e ingombrante, soprattutto nel quarto-quinto passaggio.


Il motore, nonostante i suoi 300 cv, manca di potenza trasmessa a livello sensoriale. In realtà, se messa alla prova, si dimostra sempre pronta, e risponde prontamente ai comandi del piede destro, perfetta in ogni occasione e soprattutto se si viaggia sopra i 4.000 giri.


Passo minimo, rollio praticamente inesistente rendono la vettura stabile con una tenuta di strada mai vista su una Ferrari.


I freni a disco autoventilati, realizzati in alluminio con doppio cilindro, rispondono sempre con prontezza e decisione, garantendo tempi di arresto al culmine delle prestazioni in velocità.



L'assetto tende ad essere neutro, tanto gestibile nel novanta per cento dei casi quanto facilmente condizionabile dal pilota e dalle sue capacità di guida se si spinge oltre: la 348 T è una vettura molto sensibile ai comandi dell'acceleratore, soprattutto al posteriore, quindi è facile trasformare improvvisamente la sua natura neutra in sovrasterzo o sottosterzo.


Per sfruttarla al meglio, il guidatore deve conoscere bene la dinamica del veicolo e rispettarla, imparando a prevedere reazioni e comportamenti ad alta velocità. Capacità di lettura da veri piloti, non intrinseche a tutti i piloti, per spremerla fino in fondo richiede abilità ed esperienza, come avveniva nelle Gran Turismo degli anni '50 e '60.


Pur riconoscendo i limiti del 348 T, ovvero un comportamento dinamico tutto suo e prestazioni non esaltanti rispetto alle premesse, le critiche e le conseguenti voci cattive sono eccessive.


La versione berlinetta, la TB, fu costruita in 2.894 esemplari, di cui centotrenta con guida a destra, e numeri di telaio che vanno da 81617 a 96679, mentre la versione scoperta, la TS, fu costruita in 4.228 esemplari, con telaio che partono dal numero 81651 al 96964, di cui solo ventisei hanno la guida a destra.


Continuando a considerare solo la prima versione della 348, nel 1993 ci saranno piccoli aggiornamenti che cambieranno anche la nomenclatura, tra cui è necessario citare la serie Special USA, realizzata in sole cento unità, e le ventidue customizzate esempi dal corpo Zagato.



La vettura dell'atelier milanese si distingue dal resto della famiglia 348 per una serie di dettagli, come le prese d'aria NACA, i fari circolari, le griglie e le prese d'aria sul parafango posteriore che richiamano le Gran Turismo degli anni '60.


Curiosità: una Ferrari 348 T è stata utilizzata come primo carrello elevatore su strada della Ferrari Enzo.


La Ferrari 348 T è un'auto che riesce a mescolare passato e futuro nel suo DNA. Con i successivi eredi, la casa di Maranello entrerà in una nuova era delle auto sportive, traendo le sue peculiarità da questi due mondi, con i pro ei contro del caso.


Non è certo perfetto, ha dei limiti oggettivi, ma riesce a trasmettere sensazioni pure e genuine, ritagliandosi un posto di rilievo all'interno delle vetture di Maranello con caratteristiche uniche che fanno della 348 T un oggetto interessante da possedere, guidare e collezionare.


SCHEDA DATI


Carrozzeria berlinetta o spider biposto

Posizione motore posteriore

Trazione posteriore


Dimensioni e pesi


Lunghezza 4230 mm

Larghezza 1894 mm

Altezza 1117 mm

Carreggiata anteriore 1502 mm

Carreggiata posteriore 1578 mm

Passo 2450 mm

Massa a vuoto 1393 Kg

Serbatoio da 95 litri


Motore


Cilindrata 3404,70 cm³

Tipo 119, V8 90°, base e testa in lega leggera, posteriore, longitudinale

Alesaggio e corsa 85x75 mm

Rapporto di compressione 10,4:1

Cilindrata unità 425,59 cm³

Distribuzione a doppio albero a camme, quattro valvole per cilindro

Bosch Motronic M 2.5 Iniezione Elettronica


Meccanica


Potenza 221 kW / 300 CV a 7.200 giri/min

Potenza specifica 88 CV/litro (65 Kw/litro) e 95 nm/litro

Coppia 324 Nm a 4.200 giri/min

Accensione mono, elettronica statica Bosch

Lubrificazione a carter secco

Impianto elettrico Bosch 12 V

Frizione a due dischi

Cambio Transaxle, trasversale, cinque marce + RM


Telaio


Carrozzeria, struttura portante in acciaio scatolato ad elementi rettangolari di varie sezioni con controtelaio posteriore in traliccio di tubi tondi imbullonato al telaio principale

Sospensioni anteriori indipendenti, bracci oscillanti, molle elicoidali, ammortizzatori telescopici a gas, barra stabilizzatrice

Sospensioni posteriori indipendenti, bracci oscillanti, molle elicoidali, ammortizzatori telescopici a gas, barra stabilizzatrice

Pignone e cremagliera dello sterzo

Freni anteriori a disco ventilati Ø 300mm, 4 pistoncini con pinze fisse

Freni posteriori a disco autoventilati Ø 305mm, 4 pistoncini con pinze fisse Pneumatici: anteriori 215/50, posteriori 255/50

Ruote 17"


Consumo


Consumo a 90 km/h pari a 7,7 litri/100 km, a 120 km/h pari a 8,4 litri/100 km, urbano pari a 19,6 litri/100 km


Prestazioni dichiarate


Velocità oltre 275 Km/h

Accelerazione da 0 a 100 km/h in 5,6 secondi, da 0 a 200 km/h in 23,2 secondi e da 0 a 1000 metri in 24,7 secondi

Luca Saitta