Ferrari 195 Inter, continuità ed evoluzione



La seconda vettura di serie Ferrari, realizzata in ventisette esemplari, conferma la prospettiva e la filosofia delle vetture di Maranello: vetture da corsa in abito elegante.


All'inizio degli anni Cinquanta, la fabbrica di Maranello era ancora una novità nel mondo automobilistico e delle corse, ma il marchio Ferrari, grazie al fondatore Enzo, è già una leggenda; grazie alla Scuderia, che iniziò a correre negli anni '30, gareggiando su vetture Alfa Romeo, prima che si separassero.


È proprio questa indipendenza che ha costretto Enzo Ferrari, a malincuore, a fare il salto da costruttore di auto da corsa a industriale, per mantenere in vita la sua creatura, la Scuderia; tuttavia, anche in questo caso il Drake ha realizzato tutto secondo il proprio stile e la propria personalità. La Ferrari 195 Inter nasce nel 1950, sulla base della 195 S, naturale evoluzione della famiglia 166 per mantenere competitive le vetture durante i maggiori eventi sportivi in ​​tutto il mondo.


La componente motore ha subito importanti miglioramenti: evoluzione del blocco Colombo, anch'egli ex Alfa Romeo, che cresce di cilindrata da 1995,02 a 2341,02 cm³ con la cilindrata unitaria che sale fino al valore di 195,08 cm³, valore numerico che dà anche il suo nome definitivo come da tradizione in casa Rossa.


La modifica ha interessato il foro, ovvero il diametro della sezione interna del cilindro, che nella 195 Inter misura 65 millimetri contro i 60 millimetri della versione precedente, mentre il dato di corsa rimane invariato a 58,8 mm. Ora il motore ha più potenza, rendendolo il più potente nelle gare.



Il resto non cambia: la benzina è affidata ad un carburatore a doppia canna, ma la configurazione da corsa è stata spesso preferita con l'utilizzo di tre carburatori Weber, sempre a doppia canna. Lubrificazione a carter umido, singola candela per cilindro, doppio distributore e doppio distributore completano l'architettura del motore.


La Ferrari 195 Inter è realizzata con un telaio tubolare in acciaio, numerato con una cifra finale dispari come è consuetudine a Maranello per le vetture stradali, dalla 081S alla 209EL. Sospensioni anteriori indipendenti, assale rigido al posteriore, sterzo a vite senza fine ea settori e quattro freni a tamburo sono le caratteristiche salienti comuni a tutti i modelli prodotti. Rispetto alla famiglia 166, il passo cresce fino a 2.500 millimetri.


L'estetica, invece, è un capitolo a parte, o forse qualche capitolo in più.


Come era consuetudine dell'epoca, le piccole ma prestigiose case automobilistiche affidavano i propri telai a carrozzerie che plasmavano i sogni ei desideri di facoltosi clienti. Il Cavallino Rampante non fa eccezione.



La Ferrari 195 era vestita da Touring, Ghia e Ghia Aigle (la prima carrozzeria straniera a lavorare su una Ferrari), tuttavia più della metà delle vetture prodotte sono state costruite da Vignale, in una fase storica in cui il marchio di Maranello non ha ancora un'identità stilistica ben definita.


Spesso queste creazioni hanno un carattere diverso, con esemplari più vistosi che strizzano l'occhio alla moda americana, grazie a cromature e alette prominenti, mentre altre vetture si distinguono per le loro linee sobrie, quasi austere.


Stesso discorso per gli interni, dove sono presenti sedili ribassati non proprio ergonomici, che portano il guidatore ad aggrapparsi al grande volante a tre razze con corona in legno. Due grandi quadranti circolari, contagiri e tachimetro, dominano la scena sulla plancia con uno stile minimalista, ma senza apparire povero: al contrario, la cura nell'assemblaggio e la qualità dei materiali trasmettono sensazioni lussuose ma discrete.



Una volta al volante della Ferrari 195 Inter, dopo aver avviato il motore, la vettura mostra tutto il suo DNA racing: sensibile alle imperfezioni dell'asfalto, la vettura tende ad avere un comportamento meno impetuoso e brusco man mano che la velocità di crociera si fa apprezzare per la precisione dello sterzo e la sua leggerezza. Avendo quattro freni a tamburo, la frenata rimane il punto debole quando è stressata.


Nei rarissimi periodi in cui la 195 Inter compare sul mercato del collezionismo storico, suscita sempre un enorme interesse, ma farne una valutazione economica è impossibile perché quello che fa la differenza, come dovrebbe essere quando si parla di auto d'epoca, è sempre la storia e l'originalità di ogni singolo pezzo.


SCHEDA DATI


Spider, berlinetta, due posti

Motore anteriore

Trazione posteriore


Dimensioni e pesi


Carreggiata anteriore 1271 mm

Carreggiata posteriore 1250 mm

Passo 2500 mm

Peso a vuoto 950 Kg (coupé)

Serbatoio da 82 litri


Motore


Cilindrata 2341,02 cm³

Tipo V12 60°, anteriore, longitudinale

Alesaggio e corsa 65x58,8 mm

Rapporto di compressione 8,5:1

Cilindrata unità 195,08 cm³

Distribuzione monoalbero, due valvole per cilindro

Alimentazione di tre carburatori Weber 36 DCF


Meccanica


Potenza 99 kW/135 CV a 6000 giri/min

Potenza specifica 58 cv/litro (42 kW/litro)

Coppia massima 154 Nm a 5000 giri/min

Coppia specifica 66 Nm/litro

Accensione mono, due distributori

Lubrificazione a carter umido

Frizione multidisco

Cambio a cinque marce + RM


Telaio


Corpo tubolare in acciaio

Sospensioni anteriori indipendenti, bracci oscillanti trasversali, balestra trasversale, ammortizzatori idraulici Houdaille

Sospensione posteriore a ponte rigido, balestre longitudinali semiellittiche, ammortizzatori idraulici Houdaille

Freni a tamburo

Sterzo con vite senza fine e settore

165/80/15 pneumatici anteriori 5.50x15, posteriori 6.00x15

Cerchi 15"


Prestazioni dichiarate


Velocità 200 Km/h

Accelerazione da 0 a 100 Km/h in 9,4 secondi

Luca Saitta